Steve Jobs e il sorriso di quel computerino

La grande elettronica di consumo di oggi, PC, cellulari, televisori ecc. deve il suo sviluppo e la sua pervasività universale a giovani rivoluzionari che a metà degli anni 70 hanno saputo trasformare le loro idee in prodotti concreti e, che contro ogni opinione avversa, hanno saputo andare avanti superando immani ostacoli.
Tra questi sicuramente Steve Jobs, scomparso prematuramente, ha più di ogni altro aperto la strada con successo alla “democratizzazione” di tecnologie che erano appannaggio della grande industria: appunto il computer.
E la sua grandezza ed unicità scende anche dall'eccezionale percorso compiuto con la Apple: defenestrato nel 1983 dalla società che aveva creato, richiamato quando questa era praticamente fallita nel 1996 ed in breve tempo la porta ad essere l’azienda che noi oggi conosciamo.
Io ho personalmente vissuto tutto questo periodo, avendo cominciato come rappresentante della Intel nel settembre 1969, mentre ero milatare, per poi incontrare la Apple computer alla fine degli anni 70 e divenirne distributore per l'Italia nel 1980 per poi condividere con Steve Jobs il disastroso agosto 1983 quando mi fu annunciato da Apple che Steve Jobs non era più il CEO di Apple, che Tom Lawrence non era più presidente europeo e che io, senza preavviso, non potevo più vendere i prodotti Apple per le nuove politiche della Casa.
E' così che a conclusione di una breve diatriba legale preferii chiudere la faccenda amichevolmente dietro un indennizzo in denaro, e dei primi 5 Macintosh che mi furono inviati il dicembre 1983, 2 dei quali misi nelle mani dei miei giovanissimi figli, ora ne restano 2 funzionanti.
Nei numerosissimi viaggi di lavoro che facevo in quel periodo nella Silicon Valley ho potuto conoscere buona parte dei personaggi artefici di quella meravigliosa rivoluzione che ci ha portato fino all'Internet di oggi e tra questi lo stesso Steve Jobs a Cupertino, Mike Markkula, quest'ultimo ex sales manager di Intel, primo finanziatore di Apple e vera eminenza grigia di Apple stessa. Mi risulta che fu lui nella diatriba tra Sculley e Jobs a scegliere Sculley nel 1983!
Negli anni 70 fu un fiorire di giovanissime e visionarie menti che nella Silicon Valley diedero inizio a quello che oggi vediamo come prodotti di normale utlizzo. Tra queste menti non possiamo dimenticare il fondatore di Microsoft, Bill Gates, coetaneo di Steve Jobs e che tra l'altro favorì il ritorno di Steve alla Apple con un ingente e personale investimento!
Tra gli altri in quel periodo anche l'italiano Federico Faggin, mio a mico personale, con la coinvenzione alla Intel del microprocessor nel 1971 fornì il mattone fondamentale per quello che sarebbe diventato il Personal Computer.
Per me è interessante ricordare come in tutti gli incontri con i principali personnaggi in vista di allora nessuno, ma proprio nessuno, diede la minima fiducia a quei quattro ragazzotti che avevano in mano il futuro tecnologico del mondo ! Lo si considerava un giocattolino inutile e ricordo come in Intel le aziende che cominciavano a produrre questo prodotto non venissero considerate importanti e quindi nemmeno da visitare per vendervi microprocessor.
Ricordo che questo fu il motivo iniziale per cui quasi tutti i PC non avevano una CPU Intel ….. e pensare che oggi Intel vive e prospera praticamente solo per i PC!
Fu solo quando IBM decise anche lei di produrre questo giocattolino nel 1981 utilizzando la CPU 8088 prodotta da Intel che il mondop dei “Grandi” si svegliò e … quasi sempre senza successo ….. tanto che persino IBM, Texas Instruments e molte altre tradizionali industrie sono uscite da quel mercato mentre l'innovaitiva Apple del genio Steve Jobs oggi capitalizza in borsa quanto dieci volte tutte le banche italiane quotate in borsa.
Eh, ci vorrebbe gente così per salvare l'Italia …. ma io dico sempre che se uno Steve Jobs o un Bill Gates fosse nato in Italia, sarebbe stato soffocato nella culla!
Ettore Accenti